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una vita in salita

Posted in ichi-go ichi-e, La Ricerca del Relativo, La Valle, montagna with tags , , on 22 settembre 2013 by jackilnero

Certi giorni hanno una luce magica, ti predispone al pensare.

L’ho incontrato di nuovo, coi suoi pantaloni che fanno molto secolo scorso e probabilmente lo sono, il maglione anche quando il sole è tiepido, le sue gambe e il suo bastone, il suo incedere lento e costante, la testa che guarda basso, la bocca chissà cosa mormora.
buongiorno, buongiorno, il tempo, la fatica, il sole, il vento, la salute e speriamo sia un inverno mite, buongiorno,arrivederci.

E via , io giù che ritorno, lui in su che va, come chissà quante altre centinaia di volte. E alla prima curva, si scorge piccola la panchina dove si riposerà un pò, prima di tornare giù anche lui. La panchina dove non molti anni fa è morto il suo amico Beppe, dopo una vita in salita, come lui, tra il lavoro, il freddo della montagna e le sue stagioni così belle.

 

Un Matto

Posted in La Valle, Matti, Personale, Società on 4 gennaio 2012 by jackilnero

Il mio paesino ha il tipo svitato (ogni paesino che si rispetti ne ha uno). Parla lo stretto dialetto della valle con la voce identica a Paperino, il che lo rende abbastanza difficile da capire.
Ti osserva truce ogni volta che passi fino a che arrivi lontano e non parla molto. Se lo saluti gracida “‘gnaèo”. I bambini ne hanno paura generalmente, tranne i più audaci che in gruppo lo prendono in giro salvo tenersene poi a debita distanza quando sono soli.

Ieri era in vena di chiacchere e visto che quel che mi urlava dall’altra parte del prato non era comprensibile per me povero italiota, ha pazientemente aspettato che giungessi fino da lui per farmi un poco probabile discorso sugli alberi che sfioravano i balconi delle case ( o almeno io ho capito cosi). Poi mi ha mostrato con un sorrisino il cellulare e mi ha chiesto se sapevo modificargli la modalità silenziosa. Già da lontano lo sfondo del cellulare mi aveva acceso un campanello ma non avevo capito bene.
Guardandolo da vicino, ho notato che era proprio una ragazza ammiccante intenta in qualche pratica pornografica ma poi sono passato ai vari menu per risolvergli il problema.

Mentre spippolavo (termine tecnicissimo per indicare il diteggiamente casuale sui tasti) il primo pensiero è stato “Ah si, bravo, come a scuola fa finta di niente e mi mette la foto davanti per vedere come reagisco”. Ero a metà tra il perplesso ed il divertito, da lui non me l’aspettavo e l’idea che potesse mostrare pornografia o peggio ai bambini non mi rassicurava. D’altra parte al momento era ben sotto il mio livello di scandalo.

Il secondo pensiero è stato “come ha fatto a cercarsi e mettersi uno sfondo simile se non è nemmeno capace di cambiare la suoneria?”. E allora ho pensato alla società selvaggia del posto di lavoro, dove il più debole viene spintonato, emarginato, sbeffeggiato e nei casi migliori è oggetto di bonaria goliardìa.

Allora ho avuto un lampo, l’immagine dei suoi colleghi (lavora con gli stradini) che gli giocano qualche scherzo e gli mettono questi sfondi che lui non sa togliere. E mi sono sentito un po’ di merda. Non tantissimo, ma un po’ si.

In conclusione forse non sapro’ mai come è andata, ma è stato un altro vivissimo esempio dei meccanismi che scattano quando siamo colti di sorpresa, quando le convenzioni sociali vengono meno e l’unica cosa che ci rimane è l’istinto. E come spesso la spiegazione si possa cercare più a fondo.

Non mi sono piaciuto, ma è andata un po’ meglio dell’altra volta (ne scrivero’ forse in futuro).