Cremino 1/3

uno

Cremino non era stupido. Anche se era cresciuto sentendosi dire il contrario. “sei stupido, cosa vai a scuola a fare”. “. “sei così stupido che non vali il fiato di spiegartelo”. “se sei stupido devi accettare che altri pensino per te”.

Cremino odiava quello che stava facendo. Lo odiava e nondimeno sentiva che sotto sotto, si, sotto sotto, un certo perverso piacere gli animava le viscere.

O forse doveva fare la pipì, non era sicuro.

Gli succedeva spesso questa cosa di non saper distinguere lo stimolo della vescica dal nervosismo o dall’eccitazione, tanto che una volta si pisciò addosso prima di quello stupido saggio di musica a scuola.

Adesso spostava il peso da una gamba all’altra con una smorfia tirata, la stessa che gli era valsa il suo stupido soprannome.

Aveva cominciato a chiamarlo Cremino la sua stupida cugina di chissà-che-grado al mare. Quella stupida cugina unta e procace in costume da bagno che lo sbaciucchiava sempre con il suo rossetto volgare e appiccicoso. Solo a pensarci gli tornava la smorfia.

Insomma Cremino aveva una profonda repulsione per creme, pomate, emulsioni, preparati appiccicaticci di qualsiasi genere, burro cacao, gel, ovviamente rossetti e tutto quanto poteva ungergli il corpo, visibile o meno. Leccate di cani, bava di lumache, olio sulle dita, maionese sul mento, e via cosi.

Forse tutti i bambini fanno i capricci sulla spiaggia quando devono mettersi la crema solare. Cremino tutto sommato era abbastanza docile da non strillare, ma già dopo gli abbracci sudati e odoranti di lacca e lozioni della stupida cugina cominciava ad avere la nausea… figurarsi quando questa, sempre ciarlando e ridendo e facendogli ballare le sue enormi tette davanti, lo cospargeva di creme nauseabonde e che lasciavano grosse strisce bianche sulla sua pelle lentigginosa.

Ecco, era allora che la bocca di Cremino si stringeva tutta al centro, rendendosi lunga e sottile tranne che per quella OU muta di disgusto che manteneva per tutto il tempo. Dopo la crema, passava ore al bar, lontano più possibile dalla spiaggia e dalla polvere che non gli dava pace, tenendo braccia, gambe e addirittura le dita delle mani separate per non dover provare quella sensazione orrenda di ventosa raccattatutto.

“Ma dai stupido, che facce fai? Non è mica una tragedia… cretino… Cremino! Ti chiamerò Cremino!!!”

Di li a poco era Cremino per tutta la spiaggia, per tutto il paese e alla fine anche per lui, dato che quando provava a nascondere il suo nomignolo con i nuovi arrivati prima o poi inevitabilmente saltava fuori da solo. Quella stupida troia di sua cugina. Non lo meravigliava che nessun uomo la sopportasse per più di qualche mese dopo che il primo marito era sparito chissà dove, stufo della sua voce e della sua civetteria. Si constrinse a scacciare i soliti pensieri impuri e a concentrarsi sul suo stupido compito.

Ma la mente vagava, nell’attesa.

E via volando sulla scuola, sulla stupida Preside, sulla strada del Caino, il quartiere dei delinquenti dove era praticamente cresciuto.

Parole sbagliate, punizioni incomprese, contatti non necessari e violenti. La solita smorfia.

Insomma ormai era li, aspettando all’angolo il Pelo e Rochy. Stupido, stupido, stupidi.

qui la parte 2

qui la parte 3

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6 Risposte to “Cremino 1/3”

  1. pensavo Cremino per il Cremino, il gelato.

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