Che vita pazza e irrefrenabile

Sono giorni che vorrei ritagliarmi un po di tempo per inchiodare i pensieri e mettere a fuoco questo periodo. Avrei voluto parlare del seminario di giapponese di Maggio, della fatica che si fa ad ottenere un miglioramento e di come questo a poco a poco diventi anche solo un mantenimento dei livelli raggiunti, delle responsabilità e delle piccole gioie leggere che ci possiamo dedicare… e invece mi la Vita mi ha preso e travolto, al lavoro tensioni e soddisfazioni, rapporti che si sciolgono e altri che si ritrovano, ho eliminato zavorre e cercato di tenere lo sguardo fisso in avanti, nonostante il peso che mi trascina a terra, ma che mi piace portare, anzi che adoro portare.
Ho un bellissimo libro che sto leggendo, la voglia di prendere la chitarra appena arrivato a casa e mille pensieri che non mi fanno dormire la notte. Se oggi fosse una canzone, partirebbe in La4

Ma che Vita…quando scalpita cosi o quando scorre lenta e poderosa, quando ti da tranquillità o al contrario ti fa sentire il buco nello stomaco.
Quando giace in grembo tranquilla in attesa di quel che verrà, suscitando l’emozione di tutti intorno o quando malinconica sorride dalla panchina guardando quel che è stato.

Sono felice, quindi ho paura. Sono vivo, il che mi porta a celebrare anche questo fastidiosissimo mal di testa che mi perseguita da ieri pomeriggio e si attenua solo con il caffè. Vammi a capire…

 

edit: una volta lo facevo con gli accordi, da oggi se riesco mi piacerebbe inserire la “canzone del giorno” , se è presente. Da stamattina ad esempio continuo a canticchiare Misty Mountain Hop e me la sono appena messa di sottofondo. Eccovela dunque :

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12 Risposte to “Che vita pazza e irrefrenabile”

  1. simmuccia Says:

    Bisogna che trovo un la4 sulla chitarra (ce la posso fare). 😉
    Mi fai venire in mente un torrente gonfio che spinge spinge verso riva, però è pieno di vita. 🙂
    Conosco questa sensazione, e ho provato la paura che viene con la felicità: una vertigine. 🙂
    sono contenta di leggerti così. 🙂 e mi piacerebbe approfondire la tua frase che riguarda il piacere di portare il peso che ti tiene a terra. mi incuriosisce. 🙂

    • Hai colto una bella immagine, la sento appropriata 🙂
      E la definizione di Vertigine pure, è assolutamente azzeccata…purtroppo mi deriva dal fatto che quando tutto va TROPPO bene, una mazzata è sempre stata dietro l’angolo, e non dall’assaporare l’eccessivo gusto della felicità in se stessa. A volte si rimane un po segnati …

      PS: ho aggiunto un edit all’articolo in fondo 😉

      PPS: scappo a pranzo, continuo dopo

      • simmuccia Says:

        si, la sto ascoltando… ci sta bene :-))
        concentrati sul “qui e ora” e sul fatto che la felicità è una frazione di secondo, una vertigine, appunto, e non bisogna mai desiderare che duri ma ringraziare di averlo avuto, quell’attimo… 🙂 vedrai che la paura diminuisce. 😉
        buon pranzo!

      • Mi inquieti Sim… il “qui e ora” è proprio una parte del libro che sto leggendo adesso, sei telepate?
        E’un insegnamento di alcune correnti di pensiero/filosofia/religione/pratica marziale che sto cercando di imparare a seguire da diversi anni a questa parte.
        Mi hanno appena chiesto poco fa al telefono “sei felice?”
        “si.”

        Il tuo suggerimento è teoricamente molto prezioso, adesso devo riuscire a trovare il modo di applicarlo e renderlo efficace 😉

    • ah, per il PPS “il piacere di portare un peso”…
      Ne parlavo proprio poco fa con una persona cara al telefono, un po’ crucciata.
      Detta molto sinteticamente, credo che la vita non possa non presentare i problemi. La mia tenera arte della felicità sta muovendo i primi passi cercando di convincermi che il segreto è gestirli. Non spaventarsi (o almeno non troppo), ma fare, fare, Fare.
      Ecco che allora si presentano 4-5 problemi abbastanza gravosi, diciamo impellenti … e non c’è modo di essere felici sperando che scompaiano, o che non siano mai apparsi. Bisogna metterli in fila e cominciare a salire la china. Ogni vetta mi restituirà quegli sprazzi di felicità di cui si diceva sopra… non vedo altro modo.

      • simmuccia Says:

        Avendo provato il DPS (dolore di portare un peso) credo di capire quello che provi e cosa stai cercando di fare, anche se nel mio vocabolario la parola “felice” non ha un significato reale. Mi fai venire in mente un libro che ho letto e meditato, “l’arte di essere felici” esposta in 50 massime, di Shopenhauer.
        Non c’è modo di essere felici sperando che scompaiano i problemi, proprio no. Però c’è la possibilità di sentirsi appagati per una piccola cosa, felici per un semplice sorriso o per uno sguardo sincero. Si impara a godere delle piccole cose, che assumono un’importanza maggiore rispetto a quando eravamo spensierati ragazzi (ma non ricordo si essere mai stata spensierata, però…uhm…)

  2. simmuccia Says:

    Sei felice? Anche a me l’hanno chiesto. Rispondo sempre per il “qui e ora” e ho detto qualche si anche io. 🙂 Ora, ad esempio, lo sono. 🙂

  3. simmuccia Says:

    ora vado a mangiare io… ;-)p

  4. – “Sei felice?”
    – “Cazzo dici?”

    In genere il dialogo con me finisce così.

    ———–

    Apprezzo la tua ricerca quotidiana, hai reso migliore perfino me con queste immagini di serenità. Grazie.

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