Utoya / Oslo , mostro, pena, terrore, bla bla bla

Tutte parole di cui la gente si riempie la bocca oggi. Magari ieri manco sapeva dove cavolo fosse Oslo. Che è una capitale eh, mica capperi… Comunque sta in su. Oslo, dico. Utoya invece non lo so e non mi interessa, è un isoletta da quelle parti.

Ormai il fenomeno di qualsiasi notizia , meglio se tragica o in tragico trasformabile, è il solito.
Fatto più o meno raccapricciante
Cori di sdegno, stupore, teste che ballano affrante. Apprezzata la parola “cordoglio”, che ha acquistato un sacco di punti.
Lo sdegno si trasforma in voce accorata che come in una predica da pastore protestante del far west sale col climax in una cristianissima condanna.
Esce il post di Umore Maligno, che è più veloce e cattivo di Spinoza.
Esce il post di Spinoza, che considero l’apice della faccenda.

Poi i momenti più bui e angoscianti. Quando ormai la cronaca è fatta, tutto il dicibile è stato detto, ci si butta nell’indicibile.
E vai giù dietrologie, moralismi, i “si ma anche”, i “no ma pero'” i “noi dell’Italia dei Valori..” , i “io non sapevo”, le toghe marxiste… ma sto divangando.

Oggi mi ha colpito un articolo su Il Giornale in cui si descrive una situazione invidiabile: un carcere in cui non c’è sovraffollamento, in cui i secondini non vessano i detenuti, in cui tutto tende alla riabilitazione dell’individuo, dall’ambiente alle attività.
E uno pensa che è l’antitesi di quello per cui ci si sdegnava nel magnifico film “Sleepers”, il contrario delle carceri italiani che sono costantemente sotto accusa. E quindi si dovrebbe essere ammirati, contenti. Invidiosi anche.
E invece no.
No.
E sarebbe giusto pero’ a questo punto dire PERCHE’. Perchè è palese che da queste persone la pena non è assolutamente ritenuta un mezzo per pagare i propri sbagli e poi essere reintegrati, ma perchè deve essere uno strumento adorabilmente, cristianamente, medievalmente punitivo , sadico e spietato per chi si macchia di delitti.

Io capisco i familiari delle vittime. Penso che se fossi uno di loro chiederei tortura e pena di morte e poi ancora tortura, e forse vorrei praticarla io stesso. Sono un animale, ragiono cosi quando sono accecato dalla rabbia.
Ma le leggi non dovrebbero scriverle gli animali idrofobi. Sono fatte apposta.

Che teneri questi opinionisti.
Perchè ormai di giornalisti non si puo’ parlare.
bah

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