Happiness only real when shared

Ci sono serate che semplicemente non sono adatte per un certo film. La prima volta che vidi “il grande Lebowsky” ero in condizioni psicofisiche non ottimali, assonnato e poco attento. Ne ebbi un vago ricordo di commedia poco avvincente per anni, quando per caso lo rividi e mi accorsi che era un capolavoro.

Non ho voluto commettere lo stesso errore per “Into the Wild“, visto che alcuni autorevoli amici me lo avevano consigliato con tanto di tipiche esclamazioni che accompagnano i commenti su un film davvero bello, del tipo “aaaahhh” o “oorrfhhh“.

Cosi, dopo un paio di mesetti che ci giravo attorno, ho trovato la sera adatta. E ho fatto bene.
La storia vera (quando si dice “storia vera” mi sale subito il livello di attenzione, non so perchè) di Christopher McCandless, giovane statunitese che appena laureato abbandona il mondo comodo, ricco e superficiale , la sua famiglia e la vita alla quale sarebbe stato destinato per partire.
Parte alla ricerca della verità , del senso della felicità , soprattutto di se stesso.
Armato di questa passione per la ricerca, dei suoi autori preferiti come Jack London (il richiamo della foresta) e Thoreau (Walden, ovvero la vita nei boschi) la sua personale Odissea lo porterà a contatto con tante persone, da cui riceve e a cui regala attimi di intensa umanità. Meta è l’Alaska, terra selvaggia ed inospitale per antonomasia.

La sua ricerca avrà dei risultati, che non anticipo, riassumibili in una delle annotazioni riportate a margine dei suoi amati libri, che in attimi drammatici gli giunge come quasi illuminazione e senso ultimo della vita: “Happiness only real when shared“.

Tantissime cose mi sono rimaste impresse di questa storia, diretta da Sean Penn in maniera magistrale. A cominciare dalla fotografia, cui è stata data importanza primaria, dovendo esprimere con delle immagini le sensazioni e i messaggi che ogni luogo offriva a Chris fino alla musica, con una delle voci più ipnotiche degli ultimi anni, Eddie Vedder, che scrive ed interpreta pezzi memorabili.

Un mio amico mi ha obiettato che dopo un po’ si è annoiato perchè “non succede nulla”.
Ecco, precisiamo effettivamente che non è un film per tutti. Se si guarda alla superficie, al mondo che Chris abbandona, non succede nulla e buttereste del tempo.
Se invece ci si unisce alla ricerca interiore di Chris, perchè in fondo in fondo qualcuno di noi qualche domanda simile l’ha vissuta, o magari ha paura di pensarci perchè teme la risposta … ecco, questo è un film in cui succede di tutto, in cui il messaggio che Dante affida ad Ulisse del “seguir virtute e canoscenza” riaffiora annullando il tempo, in cui si spera di aver raggiunto un qualcosa che ci impedisca di prendere lo zaino e andare anche noi a cercare dove ci siamo persi

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Una Risposta to “Happiness only real when shared”

  1. […] pubblico di “Into the wild” si spacca in due (A e B) , e poi una metà di nuovo in due (non ci sono spoiler, potete […]

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